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Amici di Israele
politica estera
9 gennaio 2010
Il vero obiettivo di Abbas

di Kahaled Abu Toameh - 9/01/2010

I leader dell’Autorità palestinese hanno raggiunto la conclusione che, date le circostanze, sarebbe una perdita di tempo tornare al tavolo dei negoziati con Israele. Sono convinti che l’unico modo di ottenere qualcosa sia di cavalcare le pressioni esercitate dalla comunità internazionale contro lo Stato ebraico. E’ per questa ragione che i rappresentanti palestinesi hanno negoziato il processo di pace con europei e americani, piuttosto che con gli israeliani. I capi palestinesi di Ramallah sono sì impegnati in discussioni circa il processo di pace, però con i ministri degli Esteri di Francia, Svezia, Norvegia, Germania e Regno Unito, e non con Israele. Quasi ogni passo preso dalla leadership palestinese in merito al processo di pace, è strettamente coordinato con le diplomazie occidentali. Credono che, in questo momento, Israele sia più isolato che mai nell’arena internazionale, soprattutto alla luce del rapporto Onu sulla guerra di Gaza, il “Goldstone Report”.

La leadership palestinese ha deciso di confrontarsi con Israele nell’arena internazionale, e non al tavolo dei negoziati. La strategia di Abbas è quella di isolare ulteriormente Israele, attraverso boicottaggi, risoluzioni anti-israeliane dell’Onu e altre iniziative internazionali. La leadership palestinese vede l’appoggio ai palestinesi crescere in molte capitali europee, ed è convinta che questo appoggio si tramuterà in pesanti pressioni su Israele.  Per questo Abbas si è deciso di restare a guardare, e aspettare. Calcola che più lunga è l’attesa, più forte sarà la pressione esercitata su Israele. I leader palestinesi constatano che l’Onu e quasi tutti i governi europei in merito al conflitto arabo-israeliano hanno assunto il punto di vista palestinese, secondo cui Israele deve ritirarsi entro i confini del 1967, in essi inclusa la linea che divide in due Gerusalemme, e permettere in quei territori l’insediamento di uno stato controllato da Fatah.Vedono che in Occidente crescono i sentimenti anti-israeliani, e sperano che Israele non sarà in grado di sopportare a lungo ostilità, isolamento e boicottaggi. Abbas crede che la comunità internazionale stia conducendo negoziati con Israele per conto dei palestinesi. E’ fermamente convinto che solo una crescente pressione su Israele, e non i negoziati, potranno portare a un completo ritiro entro le frontiere del ’67.

E dato che tutto il mondo, a eccezione forse dell’amministrazione Usa, “è con noi”, perché prendersi il disturbo di tornare a negoziare con Israele? La ledership palestinese è convinta che è solo questione di tempo prima che Israele si arrenda alla crescente pressione internazionale. Negoziando con Abbas e il suo governo, i governi occidentali stanno, in effetti, trattenendo i palestinesi dal riprendere i colloqui di pace con Israele. Invece di negoziare con Abbas, quei governi dovrebbero chiedergli di tornare a negoziare con Israele al più presto, prima che sia troppo tardi. Ma per il momento sembra che Abbas non abbia alcuna fretta. E’ per questo che coloro i quali credono che i negoziati di pace possano “riprendere vita” in un prossimo futuro, sono preda di un’illusione. Abbas ha posto chiaramente le sue condizioni, e sta aspettando che la comunità internazionale lo aiuti a raggiungere i suoi obiettivi.

Se Abbas volesse dimostrare quanto va dicendo, ovvero che Israele “non vuole la pace”, allora dovrebbe tornare al tavolo dei negoziati domani mattina stesso, e mostrare al mondo quale delle due parti è da incolpare per lo stallo in cui si trovano le trattative.




permalink | inviato da Giuseppe D. il 9/1/2010 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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