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politica estera
26 novembre 2009
Insediamenti israeliani... pregiudizio o misconoscenza dei fatti?

di Giuseppe D. - 26/11/2009

Contrariamente a quanto sostengono in molti, gli ebrei hanno vissuto in Judea e Samaria (West Bank o Cisgiordania) e nella striscia di Gaza dalla notte dei tempi, fino alla guerra d’indipendenza del 1948, quando furono costretti ad affrontare l’invasione delle armate Arabe. A Hebron, la comunità ebraica è sempre esistita durante l’impero Ottomano, fino al loro massacro durante la rivolta araba del 1929. Alcuni insediamenti come Neve Ya’acov e il blocco di Gush Etzion nacquero sotto l’amministrazione del Mandato Britannico, che permise gli insediamenti ebraici in quelle aree. Nonostante le autorità del Mandato Britannico non fossero particolarmente solidali con la causa Sionista, permisero la creazione degli insediamenti ebraici in tutte le aree ad est del fiume Giordano, implementando il mandato della Lega delle Nazioni. Infatti il mandato permetteva gli insediamenti ebraici in tutte le aree sotto il controllo Britannico, compreso quasi l’ottanta per cento delle terre mandatarie che gli inglesi diedero per creare la Trans-Giordania. Gli inglesi però “girarono” queste terre all’Emiro Abdullah e proibirono la costruzione di insediamenti da parte degli ebrei.
 
Ma perchè Israele ha continuato ad espandere gli insediamenti? Sono questi un reale ostacolo per la pace?
 
Vi sono svariate motivazioni al riguardo:
 
-  La terra è contesa. Sia gli arabi che gli ebrei avevano “crediti” su di essa e poiché non vi era altra autorità sovrana, Israele, che rappresentava gli ebrei palestinesi, aveva lo stesso diritto di stabilirvisi come gli arabi palestinesi. L'ultimo sovrano, riconosciuto a livello internazionale è stato l'Impero Ottomano, un “governante” distante ed opprimente. Israele conquistò la West Bank alla Giordania, che aveva invaso la Judea e Samaria nel 1948 quando era appena uscita dal Mandato Britannico. Gaza è stata conquistata dall’Egitto, che l’aveva invasa nel 1948. Non c'è mai stato uno stato chiamato Palestina o un altro paese che Israele ha invaso e al quale ha "rubato la terra".
-  Vi erano comunità ebraiche ed abitanti ebrei residenti in West Bank da molto prima del 1967 e del 1948. Per esempio a Gush Etzion e a Hebron, famosi luoghi della storia ebraica dove gli ebrei furono uccisi nei massacri compiuti dagli arabi. Oppure nel villaggio di Kfar Etzion o in altri villaggi caduti nelle mani arabe nel conflitto del 1948, i cui abitanti furono sterminati dagli eserciti del nemico. I figli e le figlie dei residenti di questi villaggi furono i primi a tornare dopo la guerra del 1967. Perché negare loro il diritto di tornare a risiedere dove erano nati?
-  La terra apparteneva agli ebrei. Vicino Gerusalemme, per esempio, i palestinesi descrivono Gilo come un quartiere costruito sulla "West Bank terreno annesso a Gerusalemme", che essi considerano un "insediamento ebraico illegale". Improvvisamente Gilo, parte integrante di Gerusalemme considerata tale per anni, sembra oggetto di negoziato, almeno nella mente del pubblico. Per quanto riguarda l'illegalità di Gilo, la terra vacante nella zona di Gilo è stato acquistata, prima della seconda guerra mondiale, da un gruppo di giovani avvocati ebrei, tra cui Dov Yosef, che divenne in seguito uno dei consiglieri più importanti di David Ben Gurion e di altri ministri del governo. Quando il terreno è stato riconquistato alla Giordania nel 1967, è stata restituita ai legittimi proprietari.
-  La cosiddetta West Bank, secondo la Bibbia e la tradizione, rappresenta la culla della civiltà ebraica, ed alcuni ebrei, spinti dalla fede e dalla storia, hanno voluto riaffermare il legame con la loro terra. La zona era chiamata Judea e Samaria, il suo nome nella Bibbia fino al 1950, quando la Giordania, un paese arabo creato arbitrariamente da parte degli inglesi sul 77% del Mandato per la Palestina, l’ha annessa e rinominata Cisgiordania.
-  Il governo israeliano ritiene che alcuni insediamenti potrebbero essere utili per la sicurezza dello stato e utilizzabili come “buffer zones” (zone cuscinetto) in caso di futuri attacchi arabi come quelli del 1948, 1967, 1973.
-  Alcuni funzionari israeliani ritengono che la costruzione degli insediamenti, creando così “fatti sul terreno”, potrebbe affrettare il giorno in cui gli arabi palestinesi, probabilmente rendendosi conto che il tempo non era dalla loro parte, giungano finalmente ad un accordo di pace.
 
In molte parti del mondo, non è considerata una catastrofe se qualcuno di nuovo arriva in città e compra una fattoria o una casa. Solo in alcune parti arabe del Medio Oriente è un affronto inaccettabile: un ebreo non può arrivare con l'intenzione di rimanere. E l'opinione pubblica mondiale accetta solo questo tipo di comportamento: quando è l'ebreo che viene respinto. Se ad una persona di colore è negato il diritto di acquistare una casa nella comunità di sua scelta, questo rifiuto è considerato giustamente una discriminazione razziale. Se un cattolico non può trasferirsi in un quartiere protestante è discriminazione religiosa. E gli americani, compresi gli ebrei, sono molto attenti ad evitare ogni apparenza di discriminazione contro i musulmani. Ma se un ebreo vuole acquistare un posto dove vivere in West Bank, questa è considerata una brutale "invasione" israeliana. Respingendo violentemente l'insediamento ebraico, gli arabi palestinesi mostrano un comportamento inaccettabile dal mondo civilizzato. In questo essi richiamano l'atteggiamento della maggior parte degli altri paesi musulmani che vietano agli ebrei di abitarvi, e nei quali vendere o affittare terra ad un ebreo può portare alla pena di morte. Queste pratiche dovrebbero essere universalmente condannate e respinte. Gli arabi insistono sul fatto che è inaccettabile che qualche centinaio di migliaia di ebrei vivano in mezzo a milioni di arabi, mentre i cittadini arabi di Israele sono quasi il 20% della popolazione di Israele.
Il governo israeliano non si mosse a vietare gli insediamenti (che avrebbe richiesto nuove leggi) e, di fatto, ha offerto incentivi finanziari per gli ebrei a trasferirsi nei territori. Ma queste comunità non hanno nessuna intenzione di sfruttare ogni proprietà araba o ricollocare qualsiasi comunità o azienda araba. Gli insediamenti ebraici sono stati stabiliti solo su:
• Terreno in pre-esistenti comunità ebraiche
• Terra senza proprietario (che era precedentemente controllata dalla Giordania e non aveva un possessore privato)
• o su terreni acquistati da proprietari stabiliti.
L'idea propagandistica degli arabi palestinesi di essere "costretti ad abbandonare" non è corrispondente al vero. Molta terra era ancora inutilizzata o utilizzata parzialmente. Molti ebrei hanno acquistato il terreno o l'abitazione e si sono trasferiti in West Bank. Quando è stato coinvolto il suolo pubblico, gli insediamenti israeliani sono stati consentiti solo dopo un processo di esaustiva indagine, sotto la supervisione della Corte Suprema di Israele, destinato a garantire che le comunità non sorgessero su terreni arabi privati.

Per esempio vorrei citare il caso di Mohammed Khatib, un arabo la cui terra è stata presumibilmente sottratta da parte di Israele per un "settlement" nei pressi di Gerusalemme. In realtà, la terra è stata presa dal Dominio per il Progetto di Sviluppo, per lo più da proprietari ebrei, alcuni di loro ricchi e importanti. Le sue dichiarazioni furono ritenute valide dalla Corte e sono state la base per la sua compensazione.
Dal 1967, i governi israeliani hanno mantenuto la volontà di ritirarsi dalle zone della West Bank e Striscia di Gaza in un accordo di pace con gli arabi, nel quadro della risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. In tal caso, si è comunemente atteso che almeno alcuni degli insediamenti fossero sradicati, proprio come la città israeliana di Yamit è stata smantellata a seguito un accordo di pace con l'Egitto (1979). A Camp David, nel luglio 2000, Ehud Barak ha offerto di rimuovere tutti gli insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza e gli insediamenti isolati su un massimo del 95 per cento del territorio della Cisgiordania, come parte di un accordo sullo status definitivo. Gli arabi palestinesi hanno rifiutato questa offerta.
 
Gli insediamenti sono illegali?
 
Gli insediamenti non sono "illegali" come parecchi sostengono. La Quarta Convenzione di Ginevra non si applica agli insediamenti, anche se si sente spesso affermare che lo fa. Israele ha riconquistato il territorio in una guerra difensiva nel 1967 (guerra dei sei giorni) dai governanti arabi (Giordania, Egitto). Essi avevano di recente acquisito il controllo del territorio nella guerra di aggressione ad Israele del 1948. Gli accordi unicamente riconosciuti a livello internazionale sono quelli del processo di Oslo, che in nessun paragrafo vieta gli insediamenti. In alcuni frangenti Israele ha volontariamente accettato un arresto temporaneo per nuovi insediamenti in vista dei negoziati di pace. Ma il ricorrente utilizzo del terrorismo da parte degli arabi palestinesi ha provocato altri stop allo smantellamento degli insediamenti. Il ritornello ripetuto all'infinito "territori occupati" è pura propaganda, dal momento che:a) il territorio non è mai appartenuto agli arabi palestinesi – b) all'Autorità Palestinese è stato dato il controllo delle aree – c) l'unica ragione perchè Israele continua ad esercitare il controllo è la reazione alla violenza palestinese.
 
Le Nazioni Unite hanno spesso affrontato la questione delle politiche di Israele e delle attività degli israeliani nei territori, a partire dalla risoluzione 242, varata subito dopo la guerra del 1967. Risoluzione che cerca una composizione giusta del conflitto, chiede il ritiro ed il riconoscimento reciproco, ma non dice nulla circa la legalità. La risoluzione 338, approvata dopo la guerra dello Yom Kippur nel 1973, richiede ad Israele ed agli arabi di negoziare la pace. Insistendo sul fatto che i palestinesi dovrebbero negoziare con Israele, il Consiglio di Sicurezza approva la risoluzione ed implicitamente sostiene che l'occupazione stessa non violi il diritto internazionale. In effetti solo dopo le risoluzioni del Consiglio di sicurezza numero 446, 452 e 465, si condanna la politica di Israele di costruire insediamenti nei territori “occupati” e si dichiara che questi insediamenti non hanno "alcuna validità giuridica". Tuttavia, si tratta di dichiarazioni politiche che riflettono l'equilibrio di potere in seno all'ONU e non una motivata analisi giuridica. Le risoluzioni non sono vincolanti per Israele, che quindi di per sé non crea illegalità.
 
A Camp David nel 2000 e Taba nel 2001 il primo ministro israeliano Barak ha offerto di ridistribuire ed abbandonare gli insediamenti dal 95 per cento della Cisgiordania e dal 100 per cento della Striscia di Gaza. Sarebbero rimasti Insediamenti nel restante 5 per cento della Cisgiordania, dove la maggior parte (circa il 70%) della popolazione di coloni sono appena sopra l’arbitraria Linea Verde. Ovviamente questo 5 per cento sarebbe stato compensato con territori israeliani. Queste sono state le importanti concessioni offerte da Israele. Per capire quanto Israele facesse sul serio, basti pensare che quando lo stato ebraico ha fatto la pace con l'Egitto, gli insediamenti nel Sinai sono stati smantellati. O basti pensare allo smantellamento degli insediamenti situati nella striscia di Gaza del 2005. Se gli insediamenti sono il "vero" problema, allora perché l’offerta di Barak non è stata accettata dai palestinesi? Perchè non è stata accettata neanche l’offerta di Olmert che era in tutto e per tutto simile alle precedenti?
 
Sarebbe molto difficile trovare casi documentati di sfruttamento effettivo dei palestinesi al fine di creare insediamenti ebraici, malgrado lo tsunami di accuse rivolte ad Israele. Questo ovviamente non significa che tutti sono felici e contenti per quello che è accaduto in questi anni, ma sicuramente si sarebbe potuto evitare il mare di violenza e sangue che si è abbattuto su questa travagliata regione del medioriente. In tutti i paesi del mondo vi sono dispute e attriti. Esistono proprio per questo tribunali, corti supreme ed altri organismi funzionali ad appianare le divergenze. Il ricorso alla violenza è solo l’atteggiamento di fanatici irresponsabili. Costoro non dovrebbero trovare terreno fertile quando la volontà di pace è maggiore del perpetuarsi della guerra.



permalink | inviato da Giuseppe D. il 26/11/2009 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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